data: 07.03.2012

Nucleare, l’Europa ci ripensa?

Il grande freddo che si è abbattuto sull’Europa ha riacceso la discussione sul nucleare in molti paesi dell’Unione, preoccupati della qualità del proprio parco energetico e dei problemi legati all’affrancamento dalle forniture di gas russo.

Ad incendiare il dibattito ci sono le recenti dichiarazioni del ministro dell’Energia francese, Eric Besson, che ai microfoni dell’emittente Europe 1, ha rivelato l’intenzione del governo Sarkozy di allungare di altri 40 anni la vita delle centrali nucleari nazionali. Una scelta in controtendenza con il diffuso sentimento anti atomo nato nell’opinione pubblica internazionale dopo l’incidente di Fukushima.

Secondo Le Monde, Il 9 febbraio la Francia ha battuto il proprio record di consumo di energia elettrica, con un picco di domanda pari a 101.700 megawatt. Besson si é rallegrato della capacità del nucleare di coprire circa il 63% di quel picco con la messa in moto di circa 55 reattori nucleari su 58. “Irragionevole”, dal punto di vista dell’Eliseo, ridimensionare la vocazione nucleare di un Paese che affida all’atomo circa l’80% della sua produzione di elettricità. Anche perché l’eventuale riduzione della quota nucleare nella produzione di energia francese, dal 75 al 50% “equivarrebbe ad alzare i prezzi dell’elettricità dal 30 al 40%”, a danno dei cittadini.

A quasi un anno dal disastro giapponese, la Francia non è l’unica a fare dietrofront sui buoni propositi di smobilitazione atomica.

Dall’altra parte della Manica, l’Inghilterra non ha fatto mistero di voler proseguire nel suo programma nucleare. Dopo l’annuncio, lo scorso anno, di otto centrali nucleari di nuova generazione in cantiere per il 2025, David Cameron ha reso nota un’ampia intesa proprio con la Francia per un programma di cooperazione sul nucleare civile. La dichiarazione congiunta, ha fatto sapere Downing Street, «dimostra l’impegno comune sul futuro dell’energia nucleare civile e la nostra visione condivisa di un’energia sicura, sostenibile e conveniente che sostenga la crescita e contribuisca a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni nocive».

Persino la Germania, sinora intransigente, appare oggi un po’ meno salda sulle sue intenzioni, se è vero che Angela Merkel avrebbe rimesso in funzione alcune centrali nucleari per contrastare il gelo che ha colpito il Paese. Le polemiche sono però rientrate presto: le centrali in oggetto sono a gas e a basso impatto ambientale e il nuovo mix energetico stabilito da Berlino si conferma su percentuali rassicuranti: 18% da nucleare, 58% da fonti fossili. Il resto arriva da fonti rinnovabili.

Dando un’occhiata a ciò che accade fuori dall’Europa, in America la Nuclear Regulatory Commission ha riaperto le danze sul nucleare dopo un trentennio di congelamento di tutti i piani di potenziamento, in seguito all’incidente Three Mile Island. Al via, quindi, la costruzione di una centrale in Georgia.

Non si fermano sul nucleare nemmeno la Cina, che prevede la costruzione di nuove centrali tecnologicamente all’avanguardia e la Russia, dove si attende la nascita di un reattore a Kaliningrad, alle porte del Vecchio Continente. Anche l’Iran, che mai ha mostrato segni di cedimento al suo orientamento al nucleare, tira ancora fuori i muscoli: 3.000 centrifughe sono state avviate a Natanz, nel centro del Paese, portando il numero totale a 9.000.

(fonte: tekneco)

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