data: 06.03.2012

Dagli oceani ai vulcani, il balzo della geotermia

Tra le rinnovabili è forse quella che attira minori interessi a livello mediatico. Eppure, rispetto a solare ed eolico, è in grado di fornire energia 24 ore su 24 e dimostra una duttilità senza pari. Lo confermano due progetti potenzialmente interessanti per lo sviluppo energetico. Stiamo parlando della geotermia e, in particolare di due progetti realizzati da società Usa, Paese che più di tutti sembra crederci sulle possibilità offerte da questo comparto energetico alternativo. E i dati lo dimostrano: nel recente congresso dell’associazione Usa, Geothermal Energy association, nel 2011 l’industria del settore ha continuato a sviluppare la crescita dell’ultimo decennio e sono cresciute le società attive: prima del 2005 erano una mezza dozzina, ora sono quasi venti.

Dai vulcani agli oceani

I due mega-progetti “griffati” Usa riguardano un piano per il pompaggio di quasi 90 milioni di litri di acqua calda, dal cratere di un vulcano spento in Oregon. Tra i sostenitori del progetto in prima fila c’è il Governo statunitense, attraverso il Department of Energy, e il colosso del web Google: il primo investirà 21,5 milioni di dollari, il secondo 6,3 milioni di dollari. Si sa che per realizzare il progetto saranno applicate nuove tecnologie basate su sistemi geotermici avanzati, sfruttando i pozzi che perforano la roccia in profondità: verrà poi pompata acqua fredda che, creando piccole fratture, favorirà la fuoriuscita di vapore.

Sul progetto che riguarda gli oceani, denominato OTEC (acronimo di Ocean Thermal Energy Conversion), la società Lockheed Martin utilizza un processo a circuito chiuso che utilizza l’ammoniaca, che evapora circa 20 °C. Le acque dei tropici hanno una temperatura superficiale di circa 25 °C mentre a 3.000 metri più in basso misura circa 5 °C: questa differenza di calore è ampiamente sufficiente per far evaporare l’ammoniaca e poi ricondensarla in forma liquida. Il vapore generato alimenta una turbina in modo efficiente e senza impatto ambientale. Le stime di produzione sono decisamente ottimistiche dato che a livello globale, l’adozione di impianti OTEC potrebbero generare fino a 15 terawatt all’anno di energia.



L'opinione dell'esperto

I progetti monstre appena citati non sono solo appannaggio degli Usa: lo conferma Marco Vinci, geologo e titolare di uno studio dedicato al settore: “riguardo all’alta entalpia ci sono progetti interessanti anche in Italia, come il progetto Marsili (primo esempio al mondo di valorizzazione di energia geotermica sottomarina, che intende sfruttare il campo geotermico formato dal più grande vulcano d’Europa: il vulcano sottomarino Marsili, nel mar Tirreno meridionale – nda), o nella perforazione profonda nei Campi Flegrei per sfruttare calore e produrre energia. Sono progetti ambiziosi con ritorni decisamente lunghi e non sempre si ottengono risultati. Però, anche Larderello agli inizi del Novecento era considerata un’idea bizzarra e si è poi rivelata un’idea vincente”.

Sulla situazione vissuta dal comparto energetico, lo stesso Vinci conferma che “la geotermia è in grandissima ascesa, come testimonia il numero sempre più alto di nuovi impianti per la produzione soprattutto a bassa e bassissima entalpia. Negli ultimi 2-3 anni, in Toscana e nel Lazio, le concessioni minerarie per lo sfruttamento delle ricerche geotermiche sono aumentate e il fatto che ci siano state svariate autorizzazioni rilasciate, significa che gli enti pubblici credono nelle potenzialità di questo comparto energetico. Che dimostra di essere altamente performante e in grande sviluppo, ma non ha ancora la penetrazione di mercato che meriterebbe per via della difficile situazione economica che si sta vivendo”.

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