data: 21.10.2011

Il mercato fotovoltaico. La lotta allo sviluppo adesso si gioca tra condono e perequazione

Giorni di fuoco. Il decreto sviluppo sta animando gli animo degli operatori del settore delle rinnovabili per cui si prospettano nuovi cambiamenti.

Dopo le prime indiscrezioni sul condono degli impianti fotovoltaici realizzati senza la necessaria autorizzazione, ora si parla di perequazione per l’unico mercato italiano che continua a crescere. Si tratta quindi di rivedere gli incentivi previsti dall’ultimo conto energia in maniera inversamente proporzionale alla redditività: incentivi più alti al nord e più bassi al sud, dove gli impianti solari producono di più.

Il dubbio che sta colpendo imprese e associazioni di categoria è che, in realtà, dietro l’idea di un fondo perequativo si nasconda la volontà di ridurre gli incentivi statali, visto che nell’ultima manovra  di bilancio era comparsa l’idea di un taglio lineare del 30% a tutti gli incentivi in vigore per le rinnovabili.

Nel blog di Gualerzi, leggiamo che:

  • l’idea piace molto a Confindustria
  • Stefano Saglia si dice contrario al fondo perequativo
  • l’AEF -Associazione Energia Futura- si dichiara stanca “di essere in balia di idee balzane che quotidianamente investono le rinnovabili….”

Aper, Assosolare e Gifi continuano a chiedere certezze sulla regolamentazione del fotovoltaico, settore rilevante del comparto energetico e dell’economia italiana.

Quello su cui vorremmo focalizzare l’attenzione è la voce che proviene dal basso. Riportiamo di seguito alcuni dei commenti che popolano il blog di Gualerzi.

alsarago58 scrive:
“….[ ]  nel 2010 gli incentivi al FV hanno pesato per l’1,5% sul costo della bolletta elettrica. Nel 2011 si sono moltiplicati per 6 quindi peseranno per il 9% circa.  Ma contemporaneamente nel 2011 il reddito generato dagli impianti FV (40 miliardi complessivi di investimenti per lo più privati) è andato per il 27% all’estero e per il 20% alle banche, quindi più della metà ha alimentato l’amministrazione pubblica, i redditi e l’economia produttiva nazionale. Lo stato ha incassato nel 2011 in tasse sull’installazione e produzione FV circa 4 miliardi di euro, si sono creati 20.000 posti di lavoro diretti (100.000 con l’indotto), occupati prevalentemente da giovani. Naturalmente il FV ha ridotto le emissioni di CO2 (-6 milioni di tonnellate dal 2011) e le importazioni di combustibili fossili (-2 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio), due cose che diminuiranno gli esborsi all’estero e il pagamento di sanzioni per lo sforamento dei limiti del trattato di Kyoto.
Ma il fatto meno conosciuto e più sorprendente, è che la presenza del FV non ha aumentato ma ha fatto calare il costo della bolletta, o, almeno, ha impedito che aumentasse con la crescita del prezzo dl petrolio. Il meccanismo è questo: ogni giorno vengono messe all’asta le forniture elettriche per il giorno dopo, ora per ora. Chi si fa pagare meno si aggiudica una parte della fornitura. Essendo il FV (ma anche l’eolico) offerto a costo zero, quando c’è, occupa sempre una fetta delle produzione, sloggiando fonti più costose. Quando la produzione è assegnata, tutte le fonti vengono pagate come la più costosa. La presenza del FV, quindi, fa calare il prezzo di tutta l’elettricità nelle fasce orarie in cui è presente.
Questo “merit-order-effect”, ha stabilizzato i prezzi dell’elettricità in Italia nel 2010 e soprattutto 2011, eliminando i rialzi di prezzo durante le ore diurne. Ciò ha comportato risparmi per decine di euro sulle bollette degli italiani pari, secondo alcune stime al 15-20% di quanto gli italiani pagheranno poi con gli incentivi. E altri ne consentirà in futuro, via via più elevati, considerato che gli incentivi calano in termini assoluti e non sono indicizzati, mentre il costo del petrolio, probabilmente, continuerà a salire nei prossimi anni. Insomma, 5 miliardi all’anno sono una grossa cifra (e si poteva spendere meno per gli stessi risultati…), ma tutto considerato, potrebbero essere stati uno dei migliori investimenti fatti recentemente da questo paese.”

laicaelogica scrive:
“Sono specialista nell’internazionalizzazione di aziende e poco tempo fa ho conosciuto il direttore di un’azienda che costruisce parchi FV. Hanno fatto vari progetti in Italia e uno in Germania. Ora spostano la casa madre in questo paese dopo aver constatato che per fare un progetto in Italia ci vogliono in media 8-9 mesi, mentre in Germania occorrono 40-50 giorni. Motivo: in Italia una burocrazia lenta e inefficiente. In Germania procedure chiare e se sei in regola si parte.
In quanto agli investimenti esteri, a questo direttore risultava che solo nell’ambito di sua conoscenza fossero andati perduti circa 40 milioni di euro.”

sonofranco scrive:
“Appare molto strano che in questo blog si parli solo di sviluppo e, come accade in questi tempi politici, si dimentica che lo sviluppo è legato alla ricerca. In Italia ci sono enti di ricerca di grande spessore che hanno approfondito la materia delle energie alternative e rinnovabili attraverso studi e impegno di ricercatori che hanno puntualmente segnalato gli aspetti positivi e critici degli impianti, nonchè i criteri di ottimizzazione per il migliore sfruttamento degli stessi. I politici degli ultimi anni, quindi anche i governanti di prima, sono andati per strade diverse con l’interesse di “vedere gli asini che volavano” […]”

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